Type and press Enter.

What’s slow fashion?

Slow Fashion.
Ossia moda che non corre, che non ha fretta, che rispetta i tempi, e porta rispetto in generale.

Spieghiamo meglio.

L’espressione “slow fashion” è apparsa per la prima volta nel settembre del 2007, quando Kate Fletcher  ha pubblicato sulla rivista “The Ecologist” un articolo in cui metteva a confronto l’industria della moda eco/sostenibile/etica con il movimento dello slow food.

Il movimento dello Slow Food risale al 1986, quando Carlo Petrini a Bra, comune piemontese, fondò questa associazione senza scopo di lucro “impegnata a ridare il giusto valore al cibo, nel rispetto di chi produce, in armonia con ambiente ed ecosistemi, grazie ai saperi di cui sono custodi territori e tradizioni locali” [SlowFood]

Da questo deriva il concetto di sostenibilità e moderazione del consumo in generale: la difesa della produzione artigianale, contro quella di massa industriale. La difesa dell’imperfezione dell’handmade in opposizione alla standardizzazione del gusto. La difesa della necessità di informazione dei consumatori al fine di proteggerne le identità culturali.

In una reazione a catena si sono generati così i cosiddetti “Slow Movements“: Cittaslow, Slow Cinema, Slow Marketing, etc. Tra questi c’è anche lo Slow Fashion.

Lo slow fashion, inizialmente, aveva l’intento di respingere ogni tipo di indumento prodotto in serie, a favore quindi solo degli abiti hand-made. Nel corso degli anni questa filosofia si è ampliata, andando ad includere più interpretazioni e adottando pratiche differenti. Di base quello che esso afferma è il bisogno, sia morale che materiale, di abbandonare lo shopping compulsivo dell’abbigliamento prodotto in serie (noto anche come fast fashion), che si macchia di colpe quali lo sfruttamento dei lavoratori, la scarsa sicurezza delle fabbriche di produzione, dei rischi legati alla scarsa qualità dei materiali, etc.. a favore di uno shopping più moderato, intelligente e sostenibile.

L’ethos della moda slow è una rappresentazione unificata di tutti i movimenti di moda “sostenibile“, “eco“, “verde” ed “etica“.

Il movimento si pone l’obiettivo di mobilitare la coscienza della società anteponendo alle problematiche quali l’impatto negativo del Fast Fashion sull’ambiente e sui lavoratori, soluzioni come il rallentamento della catena di fornitura per ridurre il numero di tendenze e stagioni, per incoraggiare la produzione di qualità e restituire maggior valore ai capi, prediligendo la moda estemporanea alle effimere tendenze.

In tal senso il mantra quotidiano dei divulgatori dello Slow Fashion è fondamentalmente una: “Quality over Quantiy“. Non è un processo alla moda, non è un’opposizione allo stile e all’industria del fashion, è solo una questione etica: non rinunciamo alla moda, rinunciamo ai suoi sprechi!

written by Gloria Anedda

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *